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mercoledì 21 novembre 2012

Mercoledì 21 novembre la giornata mondiale di preghiera e solidarietà

La clausura e la fede

La giornata mondiale delle claustrali ha molto a che fare con l'Anno della fede indetto da Benedetto XVI. Le vite di donne provenienti da paesi e culture diverse, anche professioniste che rinunciano alla carriera per ritirarsi in monastero e dedicarsi totalmente a Dio nella solitudine e nella preghiera, nel tempo delle agenzie di rating sono una proposta inconsueta di vita alternativa. 
Sono donne liberate dalle sirene dell'efficientismo produttivo e dal fascino di modelli privi di orizzonti spirituali. Privilegiano il silenzio anziché lo strepito e il frastuono e così vivendo, per i cristiani restano un richiamo palese di riflessione sulla qualità della fede professata e per i non credenti sono un invito a porsi domande su Dio: il medesimo che attira così fortemente giovani vite, consacrate perché in cerca di un amore appagante.
Nello stesso tempo le donne in clausura per amor di Dio, mentre stimolano la fede cristiana, a loro volta sono chiamate a rispondere ogni giorno in modo coerente alle esigenze della loro consacrazione. Anche a queste donne straordinarie il Vangelo rivolge ogni giorno la domanda rivolta da Gesù ai discepoli: "Chi dite voi che io sia?". Il segreto della fedeltà agli impegni di povertà, castità, obbedienza che caratterizzano la vita e la preghiera monastica sta anzitutto nella risposta di ciascuna donna consacrata a questa domanda di Cristo. Nella misura in cui la fede in Gesù è vissuta con amore, si hanno buoni motivi di fedeltà alla vocazione monastica. Se viene meno l'amore, sia nella vita cristiana che nella consacrazione totale a Dio, viene meno anche la fede.
La fede e l'amore per scegliere il monastero si alimentano con la preghiera. È proprio della vita monastica pregare sempre. Non è un caso che le donne consacrate siano chiamate e conosciute come oranti e trascorrono gran parte della vita pregando. La vita di preghiera non è una vita di lavativi e un po' fannulloni. Pregare è un intrattenersi a colloquio con una persona amata. Finché resiste l'amore, pregare ha un senso e aiuta a vivere coerentemente con l'amore. Progredire nell'amore anziché regredire non è una cosa scontata né facile. Sono coinvolte tutte le energie della persona. Nel monastero c'è in agguato la stanchezza per una vita apparentemente piatta e ripetitiva che concorre ad attenuare la fede o l'amore.
Ci sono due sante carmelitane di nome Teresa che hanno ben raccontato il loro percorso di vita consacrata e le fatiche superate per giungere a un rapporto vitale e costante con Dio. Teresa d'Avila e Teresa di Lisieux, donne sante e maestre della vita spirituale tanto da essere dichiarate dottore della Chiesa, hanno vissuto l'esperienza mistica raccontata nei loro scritti.Gabriele D'Annunzio
In definitiva la vita claustrale richiede molto amore. Si regge sull'amore. Nel mondo non ce n'è mai abbastanza. Perciò questi luoghi di preghiera, a detta dei Papi, restano essenziali per la Chiesa che vi attinge risorse spirituali per una fedele testimonianza.
c.d.c.

sabato 1 settembre 2012

Il documentario "Clarisse" di Liliana Cavani al Festival di Venezia

                  Della Chiesa e delle donne

di Ritanna Armeni

Liliana Cavani è andata in un convento di clausura di Urbino per incontrare una comunità di Clarisse. Le aveva conosciute per caso, ne era rimasta colpita e voleva parlare con loro della vita, della fede, della Chiesa, degli uomini e delle donne e dei rapporti tra loro. Voleva farlo improvvisando le domande e puntanto sulla freschezza e la spontaneità della risposte.
Non è certo usuale vedere delle suore di clausura, riunite in gruppo di fronte a una telecamera per rispondere a domande che scavano nel vissuto delle donne della Chiesa, nel loro rapporto con la fede, con la preghiera, ma anche nella complessa relazione con gli uomini. "Gesù era misogino?" chiede in modo diretto la voce fuori campo. No, rispondono le suore, quasi tutte insieme e con un sorriso: "Non faceva distinzione fra le persone". E Francesco? Neanche Francesco era misogino, i suoi rapporti con Chiara erano fondati sulla parità, rispondono. "E se Gesù tornasse? Che farebbe un Gesù contemporaneo?". La risposta corale arriva senza esitazioni: "Non avrebbe paura delle donne. Accoglierebbe la donna come l'ha accolta duemila anni fa". Il suo ritorno, dicono con sorridente convinzione, provocherebbe un'apertura, la rottura di molti schemi nella società e nella Chiesa.
Nei ventuno minuti del documentario le clarisse appaiono serene, disponibili. Quando affrontano il difficile tema del rapporto fra uomini e donne nella Chiesa non c'è nei loro volti e nelle loro parole alcun cedimento alla lamentela, nè alcuna caduta nella rivendicazione. Ma non c'è neppure diplomazia, nè silenzi imbarazzati. È evidente che quello è un tema su cui hanno molto riflettuto, che le domande, per quanto non conosciute, non le sorprendono, che hanno dei giudizi precisi da dare. Gli uomini nella Chiesa non comprendono quello che le donne possono "dare", credono che esse possano solo "ricevere", dicono. E nelle loro parole si intravede un dispiacere. "Gli uomini non hanno capito che le suore non si limitano a pregare, ma pensano", afferma una delle più anziane del gruppo. "Sentire la parità con un sacerdote è molto raro. Loro vengono da noi solo a dire messa e poi se ne vanno". Le clarisse rispondono con levità e profondità, sono sincere, ma non indignate, rammaricate, ma non amareggiate. Sanno essere ironiche, senza essere taglienti. Vogliono solo spiegare e spiegarsi.


(©L'Osservatore Romano 1 settembre 2012)
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