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lunedì 27 gennaio 2014

Auschwitz e la Giornata della Memoria


                          Vigile attenzione



"È fuor di dubbio - scrive Cristiana Dobner - che Auschwitz è una sorta di monumento, nel senso che raccoglie e testimonia l'efferatezza nazista e il dolore patito da Israele e da chi con Israele condivise il destino di non essere nazista o di essersi opposto al regime dominante. Però se fosse solo così, sarebbe ancora troppo poco, le ceneri sarebbero inerti. Auschwitz è ben di più, è memoria attiva, zikkaron, fertile, è cenere calda che trasmette vita. Non nel paradosso poetico che da morte dona vita, ma nella concezione biblica che conosce per esperienza che il Creatore vigila come sentinella e non dimentica il suo popolo. La sua è una memoria sempre attuale".
E se l'interrogativo immediato è "dov'era questo Creatore quando Israele subiva lo sterminio nazista?", esso però nella sua angoscia risulta monco, perché carente di una seconda parte: "Io, dov'ero, quando Israele subiva lo sterminio nazista?". Io non c'ero è risposta fasulla, perché il mio legame con tutta la storia mi interpella e mi pone su di un terreno che richiede risposta. Io, oggi, dove sono? Da che parte sto? Abito Auschwitz e mi proietto sulla storia oppure lo lascio al suo passato e così dono fertilizzante ai pregiudizi che hanno lastricato la strada che conduce ad Auschwitz? Ecco allora la necessità della memoria viva, palpitante. Uno zikkaron che attivi richiami e generi sempre rapporti chiari, liberi, di autentico apprezzamento.


(©L'Osservatore Romano 26 gennaio 2014)

martedì 29 gennaio 2013

La Shoah nel film In «Darkness» di Agnieszka Holland


               L'occasione fa l'uomo eroe

                                                           di Gaetano Vallini

 
In occasione della Giornata della Memoria giunge anche nelle sale italiane l'intenso film In Darkness, diretto dalla regista Agnieszka Holland, che racconta la storia vera di Leopold Socha, operaio del sistema fognario e ladruncolo di Lvov (Leopoli), nella Polonia occupata dai Nazisti, il quale, spinto dagli eventi, si ritrovò a salvare la vita di alcuni ebrei. Una piccola luce nel buio della Shoah che questo bel film riaccende senza cadere nella retorica e senza indulgere alla facile commozione. La regista, infatti, pur risparmiandoci l'orrore che ben conosciamo, restituisce con bravura la durezza di quel periodo di barbarie, mostrandoci l'umanità del tempo, con le sue ambiguità, con i suoi alti e bassi. Uomini e donne capaci di gesti orribili ma anche di atti di generosità e di coraggio. Eroici, si potrebbe dire; di quell'eroismo che può nascere dal caso, da una circostanza inattesa, che pone di fronte a una scelta di vita o di morte.
Leopold Socha ogni giorno s'industria per sbarcare il lunario e mantenere moglie e figlia, non disdegnando piccoli furti. Nessuno meglio di lui conosce il sistema fognario, che utilizza anche per nascondere la refurtiva. Un giorno s'imbatte in un gruppo di ebrei: vogliono nascondersi nelle fognature per fuggire all'imminente rastrellamento del ghetto. Gli offrono denaro in cambio di aiuto. Socha sa che questo potrebbe significare la fucilazione per lui e la sua famiglia; ma la proposta è allettante, i soldi servono, e così accetta. Li nasconde, porta loro cibo, vestiti; li salva dalla cattura. Ma non tutto è semplice. Deve fugare i sospetti di un amico ufficiale ucraino convinto che celi un segreto. Inoltre col passare del tempo i soldi degli ebrei non sono più sufficienti. Non riuscendo più a reggere la pressione, decide di abbandonarli al loro destino. Ma alcuni fatti lo spingeranno a confrontarsi con la propria coscienza.
Grazie a una sceneggiatura misurata, senza cadute né eccessi, e a una fotografia livida e claustrofobica, che dà conto dell'oscurità del titolo e delle impossibili condizioni di sopravvivenza tra sporcizia e topi, il film parla dunque di un piccolo gruppo di persone alle prese con una situazione disperata. Tutti sono presentati nella loro umanità imperfetta. Anche le persone che Leopold salva. La paura, un innato egoismo che le circostanze accentuano, le rendono complesse e difficili, talora insopportabili e pericolose. Ma sono persone reali, donne, uomini e bambini. E molto più efficacemente di quanto avverrebbe attraverso una loro idealizzazione in quanto vittime, sono proprio le imperfezioni a dare valore alla loro disperata rivendicazione a rimanere vive.


(©L'Osservatore Romano 28-29 gennaio 2013)
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