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venerdì 30 novembre 2012

Pubblicato integralmente il diario di Etty Hillesum uccisa ad Auschwitz il 30 novembre 1943


               Come nella melma nazista
                    fiorì una donna nuova


                                                          di Cristiana Dobner

Etty Hillesum sta diventando, forse suo malgrado, una testimone del Novecento perché la sua vicenda personale, inserita nel contesto storico che le venne dato da vivere, trapassa i confini della sua individualità e diventa paradigma per tutti: si staglia con la sua umanità come una luce che lacera le fitte tenebre del nazismo e quelle terrificanti della Shoah.
La giovane ragazza non scriveva per lasciare una pietra miliare cui altri avrebbero fatto riferimento, in cui avrebbero letto, giorno dopo giorno, le efferatezze archiviate e comprovate, ma scriveva in piena libertà. Scriveva soprattutto per un motivo più profondo, che si scopre man mano che ci si inoltra nella sua vicenda, e che saprà consegnare ai posteri.
Questa la chiave di lettura delle copiose pagine di Diario, nella sua versione di Adelphi, finalmente integrale, un tomo di ben 800 pagine - il triplo rispetto alla prima edizione davvero mutila e mutilata - ora ricca di note e di inquadramenti storici, per comprendere la straordinaria vicenda dell'ebrea olandese, tanto straordinaria proprio perché passa per le vicende quotidiane e semplici di tutti. L'odierna edizione premette una biografia di Etty e riporta integralmente i quaderni, corredati da ampie note.
La prima edizione ridotta del Diario impediva, a motivo dei passi espunti, di cogliere il percorso religioso dell'autrice, e limitava la tensione della giovane ebrea alla sola dimensione terrena, mentre per lei ormai lo spazio si dilatava. Indubbiamente si convertiva. Il problema della cosiddetta conversione di Etty Hillesum pone un problema da chiarire: si tratta di un passaggio da una posizione agnostica e indifferente alla postura profonda di chi ha riconosciuto Dio nella propria esistenza. Non è questione legata a una religione piuttosto che a un'altra: Etty Hillesum non ha mai professato o aderito a una chiesa, quanto piuttosto ha affermato - con il pensiero, il desiderio e la vita - la Presenza di un Creatore che scopriva dimorante in sé.
Nella melma nazista, in uno dei periodi più neri della storia, fiorisce una donna nuova, come quel gelsomino sul tetto del suo garage, in piena città, in piena bufera antisemita.
Il 30 novembre 1943, stando ai dati della Croce Rossa, "il cuore pensante" valicava il confine della storia e del tempo. Noi sappiamo però che continua a pulsare nei suoi scritti: "Un'anima è fatta di fuoco e di cristalli di rocca. È una cosa molto severa e dura in senso vetero-testamentario, ma è anche dolce come il gesto delicato con cui la punta delle sue dita sfiorava le mie ciglia. (...) Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite".


(©L'Osservatore Romano 30 novembre 2012)

mercoledì 3 settembre 2008

RITORNO IN VALLE D' AOSTA

E così sono arrivata alla fine di questo lungo periodo di vacanza, in cui si sono mescolati momenti in famiglia, momenti di riposo solitario, momenti di incontri ufficiali col mio Istituto Religioso ma, nello stesso tempo, di festa per la mia pensione e per quella della mia Madre Generale, come pure per il rinnovo dei Voti di due nostre Juniores, senza dimenticare la settimana di Esercizi spirituali.


E ora, finalmente si torna a casa, in Aosta, nella mia Comunità e nella parrocchia di St. Martin de Corléans, dove già domani sera mi attende l' ora di adorazione eucaristica mensile per le famiglie alle 20.45.


Dopo gli inevitabili primi giorni di riassestamento, sono pronta, con l'aiuto del Signore, a riprendere il cosiddetto "tempo ordinario", quello della ferialità, con le sue fatiche ma anche con le sue sorprese e le sue novità. Ed è proprio qui, nel quotidiano, che va vissuta la maggior parte della nostra vita!


Mi sia di aiuto e di stimolo questa preghiera di Don Tonino Bello.










 













Compagni di volo








Voglio ringraziarti, Signore per il dono della vita; ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.



A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me; per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.



Insegnami, allora, a librarmi con Te, Perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento.



Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia



Di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.



Ma non basta saper volare con Te, Signore.



Tu mi hai dato il compito



Di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare.



Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.



Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala , l’unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te; soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, un’ala di riserva.





 



martedì 2 settembre 2008

IN PENSIONE!

Da oggi, 1° settembre, dopo 30 anni di insegnamento alle Medie nella scuola pubblica, sono in pensione!


Fa un certo effetto non riprendere in questo giorno servizio col solito Collegio Docenti di inizio anno scolastico e, se da un lato ci si sente come sollevati da un gravoso impegno, oggi sempre più difficile, e si pensa a come utilizzare al meglio il tempo che prima era dedicato alla scuola, dall'altra si sente un po' di nostalgia per non poter rivedere i volti  della Dirigente, dei colleghi, del personale ausiliario,  i luoghi dove ci si sentiva ormai di casa, come in una famiglia, e dove si condividevano momenti lieti e tristi, divertenti e pesanti, leggeri e difficoltosi. Ma, soprattutto, allo squillare della prima campanella il 15 settembre, la nostalgia più forte sarà per i miei cari alunni, in particolare per la classe 3^ B, lasciata proprio a un anno dagli esami di licenza.


Eppure, così è la vita. Arriva il momento in cui ci si deve mettere da parte, per lasciare il posto ad altri più giovani. E' una fase nuova, durante la quale bisogna imparare a riorganizzare la propria giornata  e a trovare altre attività in cui spendersi. Per me, ci sarà più tempo da dedicare alla preghiera e alla formazione permanente, alla mia persona, alla casa e alla comunità e, naturalmente, alla parrocchia, come pure alla diocesi.

Auguro a tutti coloro che sono impegnati nella scuola una buona e serena ripresa dei lavori e un proficuo anno scolastico!  Un grosso "grazie" per tutto quello che in questi anni di insegnamento ho ricevuto, anche nei momenti più difficili e scoraggianti, soprattutto in questi ultimi 10 anni in Aosta, presso l'Istituzione Scolastica "E. MARTINET", dove sono arrivata dalla provincia di Pescara in Abruzzo, non certo per volontà mia, bensì dei miei Superiori di allora, con molta trepidazione e paura, trasformatesi ben presto in accettazione gioiosa del mio nuovo "campo di lavoro" e di quello che il Signore aveva preparato per me.





lunedì 1 settembre 2008

BUONA DOMENICA











XXII domenica ordinario (31 agosto) ::









Buona domenica a tutti, anche se sul finire della giornata. Come vedete, sono rientrata dagli Esercizi spirituali, molto arricchenti; ringrazio ancora S. E. Rev.ma Mons. Agostino Superbo che li ha predicati, ma prima di tutto il Signore, per le grazie che ha voluto concedermi, nonostante il malessere fisico degli ultimi tre giorni, che ora va scomparendo.


Sono di nuovo ad Ancona in famiglia e mercoledi 3 settembre rientrerò definitivamente nella mia comunità in Aosta per iniziare l'anno pastorale con tutta la Diocesi domenica 7 settembre.


Oggi intanto si è svolto nella mia Valle un altro pellegrinaggio mariano, precisamente a Perloz. Aggiungo qualche notizia presa dal web.


Santuario di Notre-Dame de la Garde - Perloz (AO)


Santuario della Madonna della Guardia 











Nel villaggio valdostano di Perloz si trova il Santuario di Notre Dame de la Garde, che venne eretto nel XVI secolo. Il tempio sorse su un preesistente edificio di culto, in una splendida posizione panoramica.


All’interno è conservata la statua lignea della Madonna col Bambino del XIV o XV secolo. La leggenda narra che la statua fu disseppellita nel luogo dove adesso sorge il santuario e portata nella chiesa di Perloz. Il giorno dopo la statua era miracolosamente tornata nel luogo del ritrovamento e qui venne costruito un oratorio poi trasformato in cappella e nel 1718 nell’attuale santuario.



Nel XVIII secolo venne ulteriormente rimaneggiato. Ora rimangono in esso begli affreschi, che ne ornano le nicchie.

L'esterno, intonacato in bianco, presenta un portico a tre arcate, sorretto da quattro colonne, con basamenti in pietra. L'architrave del portone centrale è anch'esso in pietra, ed è sormontato da una statua di Gesù.

La facciata, molto semplice e lineare, secondo l'austero stile degli edifici sacri alpini, culmina in un timpano triangolare.

La Chiesa vera e propria è fiancheggiata da un'altra costruzione minore, alla quale è collegata da un muro di cinta, anch'esso ornato di nicchie affrescate.

L'8 settembre si celebra al Santuario la Festa patronale di Notre Dame de la Garde.

Perloz é un piccolo nucleo rurale, abbarbicato sulle pendici dei monti della Vallée e diviso in due dal corso del torrente Lys. E' ancora un centro piuttosto incontaminato e tranquillo, posto al di fuori delle traiettorie del turismo alpino di massa. Tutto il centro abitato è circondato da magnifici boschi di castagni, di faggi e di pini, ed allietato dai colori e dal profumo delle ginestre.




 Un caro saluto al mio ex vice-Parroco Don Claudio Perruchon, ora Parroco di Pont-St. Martin e Perloz.

sabato 23 agosto 2008

ESERCIZI SPIRITUALI



Per una settimana questo blog non sarà aggiornato. Domani, infatti, scenderò a Pescara da mio padre e lunedi, dopo aver partecipato all'Assemblea del nostro Istituto religioso e alla Rinnovazione dei Voti delle Juniores Sr. Filomena e Sr. Mariangela, inizierò gli Esercizi Spirituali a Montesilvano (PE) presso l'Oasi dello Spirito (http://www.oasidellospirito.org).

Predicatore sarà S.E. Rev.ma Mons. Agostino Superbo, di cui accludo qualche notizia presa dal web.
















S.E. Mons. AGOSTINO SUPERBO











Nato a Minervino Murge, diocesi di Andria, il 7 febbraio 1940; ordinato presbitero il 29 giugno 1963;

eletto alla sede vescovile di Sessa Aurunca il 18 maggio 1991;

ordinato vescovo il 29 giugno 1991;

trasferito ad Altamura - Gravina - Acquaviva delle Fonti il 19 novembre 1994;

rinuncia il 6 agosto 1997;

nominato assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana il 18 maggio 1996;

promosso alla sede arcivescovile di Potenza - Muro Lucano - Marsico Nuovo il 9 gennaio 2001.


Attuali Incarichi








  • Presidente della Conferenza Episcopale della Basilicata



Tema degli Esercizi: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno” (Mt 4,23).


Essi si svolgeranno dal 25 al 30 agosto. In questi giorni di silenzio e di meditazione, porterò tutti nelle mie preghiere. A presto risentirci!


E intanto: Buona Domenica!













XXI domenica ordinario (24 agosto)




























mercoledì 20 agosto 2008

JESUS, LE CHRIST- by TAIZE


All'ultima Adorazione Eucaristica comunitaria nella mia Parrocchia, molti son venuti a chiedermi notizie di un canto che il Parroco e la sottoscritta avevano ripetuto più volte in francese e che era piaciuto tantissimo. Si trattava del famoso canone di Taizé "JESUS, LE CHRIST". L'Adorazione svolta risale al 6 agosto scorso ed è stata postata in questo blog in file audio mp3. Ecco ora accontentati quanti desideravano conoscerne le parole e riascoltarne la musica, nella speranza che questo video aiuti ciascuno a scoprire o a riscoprire la Luce del Cristo e ad accogliere il Suo Amore.


















+

Jésus le Christ, Lumière intérieure, ne laisse pas mes ténèbres me parler,

Jésus le Christ, Lumière intérieure, donne-moi d´accueillir ton amour.



+

Jesus, your light is shining within us, let not my doubts and my darkness speak to me.

Jesus, your light is shining within us, let my heart always welcome your love.




© 2008 YouTube, LLC


 

lunedì 18 agosto 2008

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno A-Domenica 17 agosto 2008


Purtroppo, sono lontana dalla mia parrocchia in Aosta e così, non potendo pubblicare in file audio mp3, come ogni tanto è mia abitudine, l'omelia del mio Parroco Don Albino, mi son fatta fare una sintesi da una mia carissima amica, che ora propongo alla vostra meditazione.



1. Perché pregare? Per la salvezza di tutti. Salvezza da chi? DA SE STESSI! Qual è il vero nemico? TE STESSO, TU CON LE TUE FRAGILITA'


Non possiamo pensare solo al presente, che è destinato a passare, ma al futuro che è la SALVEZZA di TUTTI.


Pregare per la propria salvezza e per quella degli altri.


2. Come pregare?


a. Come Maria alle nozze di Cana, con lo sguardo. Basta questo anche nella vita di tutti i giorni, anche quando abbiamo giornate dense e non possiamo pregare in altro modo: rivolgiamo lo SGUARDO!


b. Come la cananea: lottando con Dio, non arrendendosi, non pensando che i silenzi di Dio siano una sua mancata risposta, ma comprendendo che vuole farci andare oltre...più in alto!


c. Come Santa Monica, che pianse per suo figlio Agostino: col pianto. Il pianto è una preghiera, perché lì Dio ci scioglie...


Il Vangelo  di ieri raccontava l'episodio della donna cananea...

venerdì 15 agosto 2008

 


VACANZE IN FAMIGLIA


Eccomi di nuovo ad Ancona per completare i miei giorni di vacanza in famiglia, che terminerò a Pescara da mio padre, mia madre e mia sorella, per poi essere presente all'Assemblea del mio Isituto Religioso e infine partecipare agli Esercizi spirituali. Ancora due-tre giorni ad Ancona e, finalmente, rientro definitivo ad Aosta, per affrontare l'anno pastorale 2008-'09.


Siamo arrivati al 15 agosto ormai e tutti sono soliti augurarsi BUON FERRAGOSTO; pochi sono invece coloro che si augurano BUONA FESTA DELL'ASSUNTA...


Vi propongo questo articolo tratto dall'"Osservatore Romano" sul significato di tale importante Solennità mariana.



Le celebrazioni del 15 agosto in onore della Madonna nel santuario romeno di Nicula



La festa della Dormizione

nella tradizione bizantina



di Mihai FrAtilA


Vescovo titolare di Nove

e Ausiliare di Fagaras si Alba Iulia dei Romeni


 


La più grande festa liturgica mariana della tradizione bizantina in onore della Madonna, il 15 agosto, ne celebra la sua santa Dormizione. Preceduto da un tempo di preparazione e digiuno a partire dal 1 agosto, l'evento esprime la profonda convinzione della fede che la corruzione non ha travolto il sacro corpo di colei che "ha generato la Vita". La morte di Maria è stata infatti assimilata ad un sonno.

Per la mentalità del cristianesimo orientale, il vero santo ha ricevuto la trasfigurazione del corpo. Perciò dopo la morte il corpo del santo non è travolto dalla corruzione. Ancora di più, la Madonna, la Tutta santa (la Panaghia) per eccellenza, non ha lasciato sulla terra delle reliquie perché il suo corpo è stato ricongiunto allo spirito subito dopo la salita dell'anima al cielo. Si venerano i luoghi dove ha vissuto o i vari oggetti della sua vita quotidiana, ma non le spoglie del suo corpo. Come per Cristo, il corpo di Maria entra nel mistero della risurrezione e la tomba ne diventa strumento di salvezza: "scala per il cielo".

Gran parte dell'ufficiatura della festa si concentra sull'esprimere la gioia della Chiesa per il grande prodigio dell'assunzione. Un miracoloso evento operato dalla misericordia, il "lusso di Dio", concesso senza i meriti umani perché cosi piacque all'Altissimo. Ma nella Madre di Dio tutto è grazia, dono che porta vita là dove lei presiede e intercede.


 


L'icona della Dormizione raffigura, accanto al letto dove giace il sacro corpo, la Chiesa dei Dodici, che arrivano dalle varie parti del mondo per venerare "Colei che ha generato la Vita". Come nel giorno della Pentecoste, così Maria, elevata davanti al trono dell'Onnipotente, assiste anche oggi la Chiesa. Sopra, nel registro superiore dell'icona, è possibile notare la presenza di Cristo che, adorato dai serafini, raccoglie tra le braccia il corpo di un neonato avvolto in fasce. È la giovane anima della sua Madre che il Figlio stesso riceve in paradiso.

Sulla terra spesso siamo abituati a considerare la realtà secondo una logica di retribuzione, il do ut des che toglie la freschezza della carità e inquina anche il bene con le tracce del male. Maria si rallegra diversamente, non come facciamo noi, mettendoci con i meriti là, dove Dio lavora, ma perché Lui guarda e sceglie persone e situazioni "indegni", confrontate al loro nulla.

In questo senso, presso i romeni, la presenza di Maria nasce dall'amore gratuito che una madre ha per i figli. Mai si troverà nella storia romena l'appellativo di "Nostra Signora di un luogo" o "della nazione". La terra stessa dei romeni viene chiamata "il giardino della Madre del Signore". La casa di una madre caratterizza i figli, abitare è diverso dalla padronanza di un luogo. L'abitare nella casa del Signore era anche il desiderio del salmista ed evoca l'intimità di colui che si dedica per riconoscere e godere del dono di essere figlio. Per questo la Madonna si svela come un veritiero clima di Dio, perché offre le stesse disposizioni che ella ha vissuto "portando nel grembo il Portatore del creato".

Maria non chiede incontri o trattative dai suoi figli, ma elemosina, digiuno e preghiere. Sparge lacrime e si scuote nel suo grembo di perenne preoccupazione. Non perché il mondo non abbia raggiunto un suo grado di sensibilità, ma perché ha perso la semplicità e il calore di sentirsi amato di un amore materno.

Al Santuario a lei dedicato, a Nicula (Cluj - Romania) una sua icona, dipinta nel 1681, ha versato le prime lacrime pochi anni dopo. D'allora fino ad oggi, questo luogo è praticamente invaso per la grande festa della Dormizione. La gente, ortodossi e greco-cattolici insieme, viene a piedi per sostenere il cammino della Vergine dolente, la Madre che offre il Figlio al mondo e aspetta gli altri figli per entrare nella luce del Risorto (dopo la liberazione la chiesa non è stata restituita ai greco-cattolici che non hanno il permesso di celebrare).

A Nicula, i pellegrini si ristorano, vegliano la notte, raccolti intorno alle lacrime della speranza che hanno accompagnato il travaglio del popolo romeno, toccato nel suo essere e nella fede dalla stirpe di Roma, ma portatore della sensibilità bizantina per glorificare i sacri misteri di Dio. A Nicula, il vescovo martire greco-cattolico Giulio Hossu offriva la sua Chiesa e il ministero di pastore per poter rendere Dio presente nelle tenebre delle prigionie comuniste, fedele alla realtà di Maria: "La mia fede è la mia vita!". A Nicula, le anime semplici, intorno al loro vescovo hanno comunicato al santo mistero della Madre celeste. A Nicula, un popolo intero ha saputo conservare la sua dignità cristiana e si rinnova oggi nella fedeltà per non perderla. Nella misura che godrà di essere piccolo, di credere che il vero interesse suo o dell'umanità è proprio quello di non averne uno: "Sia fatto di me secondo la tua parola!".

Il corpo di Maria assunto nel cielo ricorda a tutta la Chiesa l'unzione spirituale del battesimo di ogni cristiano. Coloro che credono intravedono oltre la croce della vita l'unzione che ha travolto nell'obbedienza redentrice anche la Madonna. Maria regala ai semplici quell'unzione e fa sì che la Croce non sembri follia. Ma per il suo ascolto e abbandono, Dio l'ha lasciata accanto alla croce. È la fragranza di un cuore di Madre perché guardandolo non possiamo più rischiare di fuggire dalla salvezza della croce.

È difficile certamente parlare della Madre di Dio. Le parole sono troppo povere e gli inni del passato sembrano troppo barocchi per la sensibilità dell'era postmoderna? Allora aprire il cuore come i bimbi lo fanno con la Madre ci diventa difficile! L'Oriente ha preferito tra un parlare privo di ispirazione e il silenzio imbevuto di stupore, quest'ultimo. I testi della liturgia sono sufficienti per glorificare l'opera di Dio in Maria. Provengono dal silenzio dell'adorazione. San Giovanni Damasceno, per esempio, entrato una volta sotto l'ombra dell'ispirazione, non ha potuto più risparmiare i suoi talenti per cantare la gloria di Colei che ha generato il Figlio dell'altissimo: "Il tuo seno è sedia e il tuo grembo più largo dei cieli... di te si rallegrano gli umani e gli angeli, piena di grazia... tempio consacrato e paradiso parlante, lode della verginità, nella quale si è incarnato Dio e bimbo è diventato..." (axion usato per l'Anafora di San Basilio di Cesarea).

Il ricordo di Maria al centro dell'Eucaristia è la manifestazione della presenza della Chiesa stessa. È il fondamento dell'ascolto cristiano e il riferimento alla maternità che avvolge i suoi figli. Perché? Perché Maria è la "Porta del Salvatore". Perché dice che il giogo del suo Figlio è dolce, il fuoco divino non distrugge la natura, distrugge solo l'uomo vecchio, i complessi, i modi di un'esistenza che deve morire per poter risorgere. La grazia non più come la cima o il tetto di un edificio costruito col sudore o l'impegno, ma il suolo sul quale l'uomo consacrato dalla fede edifica, le fondamenta che porta il Nome sacro di Gesù.

"Nel parto, hai conservato la verginità, nella tua dormizione non hai abbandonato il mondo, Madre di Dio. Sei passata alla vita, tu, o Madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime" (tropario della festa).


(©L'Osservatore Romano - 13 agosto 2008)



domenica 10 agosto 2008

PELLEGRINAGGIO DIOCESANO del 10 AGOSTO


Oggi, nella nostra Diocesi di Aosta, si svolge un altro pellegrinaggio mariano estivo e, precisamente, presso il Santuario "Notre Dame des Neiges" a Machaby (Arnad), sempre in provincia di Aosta. Riportiamo alcune notizie sul Santuario, trovate sul web.


Santuario di Notre-Dame-des-Neiges (Machaby)



Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.






Veduta del Santuario


Veduta del Santuario





Il santuario di Notre-Dame-des-Neiges di Machaby nel comune di Arnad è uno degli antichi santuari valdostani posti in località isolate e meta di processioni devozionali.



Il Santuario


In un vallone profondo e fitto di castagni, abbandonata la carrozzabile che parte da Arnad, una strada sterrata conduce al suggestivo Santuario della Madonna delle Nevi posto a mezza costa, prima di arrivare al villaggio di Machaby.


All'inizio del sentiero un cartello di informazione per i turisti ci fornisce le seguenti notizie:


"Si sa per certo che il santuario esisteva già nel 1503, ma era di dimensioni molto ridotte rispetto a quelle attuali. Nel 1687 l’edificio fu ricostruito mantenendo intatto il vecchio presbiterio; nel 1689 vennero aggiunte le navate laterali e la sacrestia. L'architrave della porta d'ingresso è datato 1687 ed il portico 1735; il campanile fu costruito nel 1723. Il presbiterio presenta una volta a cupola affrescato dai pittori Artari e sorretta da tamburo ottagonale. L'edificio è a tre navate suddivise da colonne in pietra e da due pilastri in prossimità dell'altare maggiore. Le pareti interne sono ricoperte da ex voto, tra cui un gran numero di stampelle. L'altare maggiore, con quattro colonne lisce a base tortile e architrave ad arco spezzato, risale al XVII secolo. Nella nicchia centrale era posta la statua in legno scolpito e dipinto della Madonna, ora conservata nella chiesa parrocchiale di Arnad. Nelle navate laterali si trovano due altari databili al XVIII secolo. Degno di nota è il pulpito in pietra sorretto da colonnine, forse del XVII secolo. In un corpo separato, dietro il santuario, sono affrescati, all'interno delle nicchie, i Misteri del Rosario. Nel piazzale antistante vi sono una croce in pietra e le statue litiche di San Grato e di San Girolamo. In prossimità del sagrato si trovano due grandi edifici costruiti nel XIX secolo per ospitare i pellegrini".

Ogni anno, il 5 agosto vi si celebra la festa della Madonna delle Nevi.

Una antica leggenda vuole che il Santuario sia stato costruito sul luogo in cui fu rinvenuta la statua lignea della Madonna: secondo tale leggenda, i pastori che l'avevano trovata in un cespuglio la sistemarono subito nell'oratorio del villaggio sovrastante; ma, miracolosamente, il giorno dopo, la statua era di nuovo nello stesso cespuglio, come ad indicare il luogo prescelto per il sacro edificio.



Alcune annotazioni


La famiglia di pittori Artari era originaria di Campione ed attiva già nel XVII secolo; troviamo discendenti di tale famiglia in molti paesi europei (Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Inghilterra). Un suo rappresentante, Maria Luigi Artari, si stabilì in Valle d'Aosta (1832); i suoi tre figli, Alessandro, Augusto ed Antonio, ebbero modo di formarsi alla Accademia Albertina di Torino e di affermarsi poi tra protagonisti dell'arte sacra in valle d’Aosta nella seconda metà del XIX secolo. Sono loro gli autori degli affreschi della cupola del santuario (1856)


Guide turistiche non aggiornate parlano della presenza di altre statue litiche - coeve di quelle, tuttora presenti, di San Grato (patrono di Aosta) e di San Gerolamo- poste prima dell'arrivo al santuario: esse costituivano il gruppo mutilo di un Calvario scolpito in pietra nera. Tale gruppo scultoreo, assieme alle nicchie con i Misteri del Rosario, qualifica il Santuario di Machaby come abbozzo di Sacro Monte. Come tale esso è riportato nell'Atlante dei Sacri Monti prealpini, curato da Luigi e Paolo Zanzi (Milano, 2002)


giovedì 7 agosto 2008

ADORAZIONE EUCARISTICA TRASFIGURAZIONE


A conclusione dell' importante Festa della Trasfigurazione del Signore, nella nostra Parrocchia, come ogni mese, vi è stata questa sera l'Adorazione eucaristica, guidata dal Parroco Don Albino e incentrata proprio sul Vangelo del giorno.


Ve l'allego in formato audio mp3. 






mercoledì 6 agosto 2008

Trasfigurazione del Signore


Oggi è la Festa della Trasfigurazione del Signore e ricorre anche il 30° anniversario della morte di Papa Paolo VI. Lo ricordiamo nella preghiera, chiedendogli il dono di poter rimanere sempre più abbagliati dal volto del Cristo e vi proponiamo questo articolo-ricordo de "L'Osservatore Romano".



Testimone di Cristo nell'amore al nostro tempo  


Era la sera della Trasfigurazione di trent'anni fa, il 6 agosto 1978, quando nella calura e nella solitudine di Castel Gandolfo quietamente  si  spegneva,  quasi  ottantunenne, Paolo VI. Da tempo Papa Montini era sofferente, ma la morte - alla quale veniva preparandosi ormai da anni - sopraggiunse come desiderava, quasi improvvisa, senza cioè che una lunga malattia impedisse o rallentasse il carico quotidiano e irrinunciabile del suo servizio alla Chiesa e al mondo. Così, per un momento, nella distrazione dell'estate, ci si accorse di quell'uomo fragile e anziano, ma animato da una forza interiore che traspariva dagli occhi grigi e dallo sguardo intenso che colpiva come la sua voce, fattasi con gli anni più roca e talora drammatica.

Si concludeva così un pontificato difficile ma decisivo. Per la vita della Chiesa e per la sua presenza nel mondo di oggi. Come ha voluto ricordare Benedetto XVI, affermando - con parole brevi, ma tanto più impressionanti quanto più Papa Ratzinger rifugge dalle espressioni enfatiche - che "appare sempre più grande, direi quasi sovrumano, il merito di Paolo VI" nel guidare il Vaticano II e la Chiesa nella "movimentata fase" successiva. Grandezza e merito che gli vennero subito riconosciuti dai suoi due immediati successori (anch'essi, come l'attuale, cardinali da lui creati), che ne ripresero il nome insieme a quello del predecessore, a sottolineare una continuità evidente nei fatti, ma messa in dubbio già a metà degli anni Sessanta, e poi ricorrente nell'esercizio strumentale, giornalistico e storiografico, che non si limita a enucleare diversità ovvie ma contrappone i Papi l'uno con l'altro.

Evidenza e strumentalità già avvertite da Montini e annotate in un appunto di quel tempo dove rivendicava "fedeltà sostanziale alla linea" del predecessore e osservava che "è far torto, e torto grave alla memoria di Papa Giovanni attribuendogli idee e atteggiamenti ch'Egli non ebbe". Rispondono invece alla realtà le interpretazioni dei suoi ultimi successori. Nel primo anniversario della morte di Paolo VI, acutamente Giovanni Paolo II gli riconobbe il carisma della trasformazione e quello del suo tempo. Ora Benedetto XVI - secondo il criterio di quella "ermeneutica della riforma" che nel quarantesimo del Vaticano II ha lucidamente descritto come opposta alla "ermeneutica della discontinuità", eversiva nei confronti della tradizione che per sua natura è dinamica e aperta al futuro - ritiene provvidenziale l'elezione del cardinale Montini, avvenuta nel "momento più delicato del Concilio", quando cioè l'intuizione di Giovanni XXIII addirittura "rischiava di non prendere forma".

In un frangente difficilissimo, Giovanni Battista Montini - in coerenza con tutta la sua vita, come mostrano, tra l'altro, i suoi scritti, segnati da una continuità anche stilistica sorprendente - assunse il pontificato romano con una chiara coscienza della propria responsabilità. Guidando e concludendo il concilio, subito riconvocato, con determinazione e secondo una linea di rinnovamento che raccogliesse il maggiore consenso possibile. Linea poi mantenuta con pazienza e fermezza, secondo l'atteggiamento descritto nella prima enciclica, Ecclesiam suam, che è per intero di suo pugno:  "La Chiesa avverte la sbalorditiva novità del tempo moderno; ma con candida fiducia si affaccia sulle vie della storia, e dice agli uomini:  io ho ciò che voi cercate, ciò di cui voi mancate". Come confermarono poi tutti i gesti simbolici e le decisioni di governo, che smentiscono incertezze e ipotetiche svolte di un Papa che, tra l'altro, fu il primo a recarsi in nove viaggi internazionali in tutti i continenti.

Nonostante opposizioni tenaci e gravi dissensi nella Chiesa, nonostante gli attacchi anche personali e critiche impietose (moltiplicatesi soprattutto dopo il Credo del Popolo di Dio e dopo l'ultima enciclica, l'Humanae vitae), Paolo VI non rinunciò mai al proprio magistero, che nell'omelia di bilancio del pontificato dichiarò essere stato "a servizio e a difesa della verità", e per questo rivolto a difendere la vita umana. Per amore di Dio e per amore dell'uomo, perché - come scrisse nell'appunto già citato - "forse la nostra vita non ha altra più chiara nota che la definizione dell'amore al nostro tempo, al nostro mondo, a quante anime abbiamo potuto avvicinare e avvicineremo:  ma nella lealtà e nella convinzione che Cristo è necessario e vero".


g. m. v.




(©L'Osservatore Romano - 6 agosto 2008)



                                       


Lo storico incontro col Patriarca di Costantinopoli, Atenagora




 

martedì 5 agosto 2008

La Madonna delle nevi  in Valle d'Aosta




La montagna «non solo costituisce uno magnifico scenario da contemplare, ma quasi una scuola di vita». Questa indicazione di stile sull’andare in montagna proviene da un montanaro illustre che per ben dieci volte ha avuto modo di percorrere i tanti sentieri che attraversano le vette più alte d’Europa, perfino quando l’età e la malattia hanno reso il suo passo più faticoso: Giovanni Paolo II. Un camminare pregando che, soprattutto, nel periodo estivo, come osserva il Vescovo di Aosta, Mons. Giuseppe Anfossi, fa sì che le montagne valdostane siano animate da celebrazioni, ora semplici ora solenni, all’aperto, presso laghi e sorgenti, accanto a croci e santuari «che la pietà e la laboriosità dei padri hanno eretto lungo i secoli». Il silenzio di quei luoghi, la bellezza di una natura che si coglie più pienamente nella sua condizione di dono fatto da Dio all’uomo fanno sì che l’escursione in montagna, anche quando non avviene all’interno di una comunità in processione, trasformi la fatica in sacrificio di ringraziamento a chi guida il nostro passo verso le alte vette della fede. Del resto lo sguardo quando si sale è fisso al cielo e se si incontra qualcuno in montagna, anche se non lo si conosce, il saluto è un gesto di fraternità condivisa che contagia tutti, mentre nelle nostre giornate quotidiane nelle metropoli rumorose

è spesso rivolto verso il basso, quasi nel timore di incrociare quello degli altri. Le mete sono le più varie ed hanno storie che raccontano una devozione antica che riesce ad attraversare le generazioni. Il 5 agosto in particolare, in occasione della Madonna delle nevi, il «pregare camminando» si diffonde in tutte le vette valdostane. Gruppi di fedeli, ad esempio, si mettono in cammino sia da Cogne che da Champorcher, comune della Bassa valle d’Aosta, verso il Miserin (a 2582 metri). Un appuntamento che coinvolge anche i vicini piemontesi della Val Soana e che si svolge da tempo immemorabile. Nel 1974 poi in occasione dell’anno santo, su iniziativa del parroco di Cogne, don Corrado Bagnod, la processione ha il preso il nome di “Marcia della fede”, proprio per riunire le popolazioni delle tre vallate. Nella stessa data gli abitanti di Nus e Saint-Barthélemy, località a pochi chilometri da Aosta, si mettono in cammino verso il santuario di Cuney, costruito nel 1661. I pellegrini fanno tappa ad una sorgente vicino all’edificio sacro per pregare nei periodi di siccità. Qui il parroco celebra l’eucarestia e successivamente immerge per tre volte la croce processionale, chiedendo al Signore l’abbondanza dei frutti della terra fecondata dall’acqua. A tutti, residenti e turisti, l’augurio della redazione di un’estate che sia davvero di riposo per il corpo e per lo spirito. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 31 luglio 2008)









Santuario della Madonna delle Nevi al Lago Miserin

Santuario della Madonna delle Nevi al lago MiserinIl santuario della Madonna delle Nevi venne edificato per la prima volta nel 1658, sui resti di un antico oratorio. La chiesa venne ricostruita più volte, e quella attuale, risulta essere stata edificata nel 1881 su iniziativa dell'allora parroco di Champorcher Jean Babtiste Danna e di un altro sacerdote originario della valle di Champorcher: Pierre Chanoux, noto botanico e rettore dell' Ospizio del Piccolo San Bernardo. Il santuario fu in parte bruciato nel 1945, ma venne successivamente restaurato.

Gli ultimi lavori sono stati eseguiti nel 2000 grazie al prodigarsi dell'attuale parroco di Champorcher Don Giuliano Reboulaz. Ed è proprio in questo santuario, sulle rive del suggestivo lago Miserin, che il 5 Agosto di ogni anno, da tempo ormai immemorabile, si festeggia la Madonna delle Nevi. Moltissimi pellegrini, provenienti oltre che da tutta la vallata, anche dalla vicina Cogne, dalla Valsoana, e da Fenis, località che un tempo intrattenevano rapporti costanti e relazioni con Champorcher attraverso i colli, partecipano numerosi alla processione che attraversa la parte finale della valle.



 

Il Cristo delle Vette - L'esposizione al Seminario di Aosta


Fino al 10 agosto il Cristo delle Vette, opera inaugurata nel settembre del 1955 e realizzata da Alfredo Bai, è esposta al Seminario maggior di Aosta, dopo un percorso di restauro e valorizzazione. A settembre tornerà a troneggiare su Balmenhorn a 4170 mt.


Ieri mattina, nel giardino del Seminario, alla presenza di autorità religiose e politiche e di alcuni reduci oltre che di un buon gruppo di persone, il Vescovo Mons. Giuseppe Anfossi ha benedetto la statua, ora esposta ai visitatori. Sono seguiti i discorsi ufficiali delle autorità presenti e di alcuni ex-combattenti, oltre che della nipote dello scultore Bai. Hanno fatto da suggestiva cornice i canti della Corale S. Orso.









lunedì 4 agosto 2008

Una domenica speciale

Ieri è stata per la mia comunità religiosa e per la parrocchia dove vivo e opero una giornata davvero speciale. Dopo 11 anni di silenzioso e fecondo servizio pastorale, la mia consorella Suor Rosaria, che in dicembre compirà 84 anni, ha chiesto alla nostra Madre Generale di rientrare in Abruzzo, a Penne, in Casa Madre, dove il nostro Istituto Suore della S. Famiglia è stato fondato nel 1903.


Sono rientrata da Ancona, interrompendo le mie vacanze in famiglia, che riprenderò dall'11 in poi, apposta per essere presente a questo momento di festa e, nello stesso tempo, di congedo. Già sabato 26 luglio, in mia assenza, Sr. Rosaria era stata festeggiata dai volontari del Circolino, mensa per anziani soli e struttura facente parte della parrocchia, con un pranzo da loro stessi offerto, cui aveva preso parte anche il nostro Vescovo Mons. Giuseppe Anfossi, il vice-parroco Don NIcola, P. Klaus Sarbach, dei Canonici del Gran S. Bernardo, responsabile in diocesi del Segretariato per la vita religiosa, e P. Sante, Oblato di Maria Immacolata, confessore di Sr. Rosaria.


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Ieri invece c'è stato il saluto della comunità parrocchiale alla Messa delle 10.30, celebrata dal parroco Don Albino, che ha ringraziato Suor Rosaria per il bene operato in questi anni. Al termine, le ha consegnato una bellissima icona della Madonna col Bambino, cui ha voluto affidarla e con cui ha benedetto lei e tutta l'Assemblea, che ha risposto con un caloroso applauso e si è poi radunata nel vicino salone della parrocchia per un momento di gioiosa fraternità. Alcune volontarie, infatti, avevano preparato un ottimo aperitivo-rinfresco, apprezzato da tutti. E' stata l'occasione per scattare foto-ricordo e salutare Sr. Rosaria, cui sono stati offerti anche alcuni doni e una pergamena con le varie firme.


Una giornata davvero speciale e da non dimenticare!


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Sr. Rosaria, commossa, con in mano l'icona ricevuta in dono dal parroco:


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E questa è la nostra piccola comunità religiosa in Aosta:


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lunedì 28 luglio 2008

Le vacanze del Papa

Iniziano oggi le vacanze di Papa Ratzinger a Bressanone nel Trentino Alto Adige. Vi rimarrà fino all'11 agosto. Gli auguriamo di cuore una vera distensione del corpo e dello spirito. Buon riposo, Santità!


Santuario di Plout

Oggi, nella mia Valle d'Aosta, si è svolto il secondo dei pellegrinaggi mariani diocesani in programma questa estate.


Meta: il Santuario di Notre Dame de Tout- Pouvoir in località Plout di St. Marcel (AO).


Santuario di Plout


Facciata principale La Madonna di Plout a Saint Marcel è un luogo venerato fin dal '300: vi fu ritrovata una statua della Madonna, e nel '600 un muratore miracolosamente guarito costruì la prima cappella.

E' raggiungibile in pochi minuti di auto dal capoluogo lungo la strada che sale verso Druges.


Santuario di Plout


Il frutto di un momento di devozione divenuto meta di pellegrinaggi



Quando e’ accessibile: sempre (visitabile solo in occasione della festa patronale)


Cosa non mancare: la cupola al centro della struttura a croce


Dove si trova: località Plout


Perche’ … ne vale la pena: una passeggiata suggestiva verso una meta di fede


La statua della Madonna di Plout, presso Saint Marcel, si trova un luogo venerato fin dal '300. La tradizione racconta che tra i villaggi di Denchasaz e Plout si trovasse una grande roccia, formante una caverna, in cui era collocata una piccola statua della Vergine. Gli abitanti dei villaggi e chiunque transitasse in quel luogo chiedeva, alla Madonna, protezione ed aiuto. Si narra che, nel 1640, un muratore del luogo, caduto da un  tetto durante il lavoro, fece voto di erigere un oratorio in onore della Vergine,





qualora fosse guarito. Ristabilitosi, mantenne la sua promessa; da quel momento la devozione verso la Vergine crebbe, portando a Plout fedeli anche dai paesi limitrofi. Nel 1850, dopo una visita a Plout, Monsignor Jourdain, Vescovo di Aosta, giudicando la Cappella insufficiente per contenere la folla di pellegrini provenienti da tutta la Diocesi, decretò la costruzione di un nuovo edificio sacro, più spazioso ed accogliente, dalla forma di croce greca con una bella cupola nel mezzo.



sabato 26 luglio 2008

VACANZE AD ANCONA


Spero che le riflessioni  proposte sul riposo vi stiano aiutando a vivere le vacanze in una nuova dimensione. Io le sto trascorrendo in questa bella città di Ancona nella preghiera, nell'assoluto riposo fisico, nella meditazione e nell'intimità famigliare. Le immagini che allego dovrebbero dare un'idea dell'antico e del nuovo, che Ancona racchiude in sè. Ho la fortuna di abitare sul colle ai piedi del Duomo di S. Ciriaco, in pieno centro storico, che non esclude però la vista sul mare verso il vicino porto. Da quassù è sempre ventilato e non si soffre mai il caldo afoso. Un clima ideale per rilassarsi e pensare e, magari, anche per sentirsi ispirati.









La Cattedrale si trova sulla cima di un promontorio, nel luogo di un precedente tempio intitolato a Venere Euplea, protettrice della navigazione, e di un successivo edificio di culto paleocristiano del VI secolo. La Chiesa venne edificata tra l'XI e il XIII secolo, utilizzando la pietra rosa del Conero e secondo uno stile romanico nel quale si inseriscono elementi di gusto gotico e bizantino. La facciata presenta un portale d'ingresso risalente al Duecento, preceduto da un maestoso protiro. L'interno è composto da tre navate, un transetto e una cupola in stile gotico. Nella cripta sono conservate le spoglie di San Marcellino e del patrono della città, San Ciriaco, a cui la Cattedrale verrà intitolata solo nel Trecento.




L'Arco di Traiano



Eleganza sopravvissuta attraverso i secoli, marmo dell'Imetto, colonne corinzie. Queste le caratteristiche di un'opera che di buon grado rappresenta Ancona e il suo passato romano.






Realizzato nel 115 d.c. da Apollodoro di Damasco in onore di Traiano, grande fautore della rinascita del porto di Ancona, in passato era ornato con statue e fregi scomparsi nel corso dei secoli.



L'opera, che mantiene ancora lo slancio e l'eleganza di un tempo, è stata recentemente restaurata e sottoposta ad interventi di illuminazione che ne hanno esaltato il profilo e valorizzato la particolare posizione rispetto al nucleo storico della Città e al Colle Guasco.

La Fontana delle Tredici Cannelle


Detta anche la Fontana del Calamo, realizzata nel XVI secolo su disegno di Pellegrino Ribaldi. La fontana si presenta con 13 mascheroni in bronzo raffiguranti satiri e fauni, sormontati da Cavalieri con spada, stemma del comune di Ancona.



Teatro delle Muse

Il Teatro delle Muse è il più grande teatro delle Marche.Si trova nel centro della città di Ancona, vicino al porto. Si tengono spettacoli di musica sinfonica e jazz, balletti ed opere liriche.


Nel timpano è presente un bassorilievo del bolognese De Maria in cui sono raffigurate le 9 muse, dalle quali il teatro prende il nome.


All'interno dell'edificio è presente anche un ridotto da 186 posti.


Storia


Il primo edificio in città espressamente dedicato ad essere usato come teatro fu inaugurato nel dicembre 1664 con il nome di Teatro dell'Arzenale, distrutto nel novembre 1709 da un grave incendio. Due anni dopo fu inaugurato il nuovo Teatro della Fenice (il nome riprende il motivo della scomparsa del predecessore). Una buona parte dei costi per la costruzione del nuovo teatro fu coperta dalle donazioni di facoltose famiglie di Ancona che, in questo modo, si guadagnarono il rango di nobiltà. Nel 1811 l'edificio fu dichiarato inagibile.



Il teatro attuale


Per il nuovo teatro furono presentati diverse soluzioni, una delle quali prevedeva la sua costruzione in Piazza del Plebiscito, ma una commissione apposita decise, il 12 febbraio 1819, per il progetto di Pietro Ghinelli. Il luogo scelto era l'allora Palazzo del Podestà, che è stato quindi demolito, ed il nuovo edificio adottava uno stile neoclassico. Anche questa volta ci fu un notevole aiuto economico da parte della popolazione e dalla cosiddetta Associazione dei palchettisti, ovvero famiglie che in cambio del finanziamento riceveva la proprietà di un palco. I lavori iniziano nel 1822 e venne inaugurato il 28 aprile 1827 con due opere di Gioachino Rossini: Aureliano in Palmira e Ricciardo e Zoraide. La sala aveva una forma di ferro di cavallo con quattro ordini di palchi ed un loggione, il palco aveva una dimensione di 23 m × 17 m, l'acustica era considerata fra le migliori. Il 26 maggio 1943 si concludono i suoi primi 116 anni di attività in cui furono proposte oltre 360 lavori operistici, con più di 3.460 allestimenti, da citare su tutte la colossale rappresentazione dell'Aida il 3 maggio 1873. Il 1 novembre 1943, infatti, un bombardamento dell'aviazione inglese ne distrugge, in parte, l'edificio. [non precisamente: il teatro fu colpito solo e soltanto da una bomba che procurò lievi danni].


Il restauro inizia solo nei primi anni '60 e suscita molte critiche la decisione di rompere con l'impianto neoclassico esterno (la facciata, ancora oggi, è quella originale) e ricostruire gli interni con strutture che tendono verso l'arte moderna. Viene costruito anche un sipario tagliafuoco su disegno di Valeriano Trubbiani. Viene riaperto al pubblico il 13 ottobre 2002 [ed inaugurato da Franco Corelli] con un concerto del maestro Riccardo Muti.















LA MOLE VANVITELLIANA
Cenni storico-artistici
Il Lazzaretto (Laemocomium) di Ancona fu realizzato dall’architetto Luigi Vanvitelli (Napoli, 1700 - Caserta, 1773) a partire dal 1732 nell’area portuale del capoluogo marchigiano, durante il suo soggiorno nelle Marche in qualità di progettista pontificio. L’imponente costruzione (che si estende per quasi ventimila metri quadrati), fu progettata in funzione della riorganizzazione urbana di Ancona verso il mare in direzione sud e per garantire l’immunità da epidemie che avrebbero potuto portare merci e persone provenienti da luoghi riconosciuti come sospetti. La decisione di costruire un grande Lazzaretto fu giustificata anche dalla felice situazione commerciale attraversata dalla città di Ancona in quel periodo, divenuta porto franco grazie a Clemente XII. Luigi Vanvitelli dopo aver compiuto un viaggio di perlustrazione in Italia, iniziò a lavorare sul progetto anconetano, dotandolo di valenze architettoniche e urbanistiche particolarmente innovative. La prima pietra venne posta il 26 luglio 1733; nel 1736 l’opera risulta in fase di avanzata realizzazione; i lavori saranno completati solo nel 1743, tre anni dopo la morte di Clemente XII (1740).



Struttura architettonica dotata di grande solidità, la Mole Vanvitelliana si presenta tutt’ora nella classica forma pentagonale. La funzione militare dell’edificio è testimoniata ancora oggi dalla presenza del rivellino, dall’altezza dal muro di cinta, dalle feritoie. Nello stesso tempo il Lazzaretto è una sorta di isola-città, quasi un modello autosufficiente di cittadella tardo-rinascimentale, capace di alloggiare fino a duemila persone, contenere decine di migliaia di metri cubi di merci, riservare centinaia di migliaia di litri d’acqua grazie a un sistema sofisticato di raccolta delle acque. La funzione sanitaria, per contumacie e quarantena era garantita dalla dislocazione degli alloggi nella fabbrica interna; l’area del deposito merci era invece organizzata con un sistema ad alveare distribuito in ventisei locali.



Al centro del cortile è situato un tempietto votivo di stampo neo-classico dedicato a S. Rocco che in realtà costituisce la parte superiore e visibile di un sistema di raccolta d’acqua realizzato con cisterne sotterranee, collocate sotto il tempietto stesso.



Nel corso degli ultimi due secoli il Lazzaretto è stato utilizzato anche come ospedale militare e caserma e ha costituito l’elemento cardine della difesa di Ancona occupata dai Francesi contro la flotta austriaca nel 1799. Nel 1860 cessa la sua funzione ispettivo sanitaria per, nel 1884, diventare sede delle operazioni di raffineria degli zuccheri. Nel corso del XX secolo oltre al ruolo di base militare nei due conflitti mondiali, il Lazzaretto divenne anche sede, dal 1947, della manifattura tabacchi.













Porto di Ancona


Posto in una baia protetta da monti, il Porto di Ancona ha origini antichissime ed è stato da sempre una delle maggiori fonti di economia per la città.


Porta di accesso privilegiata con i paesi dell'est Europa, il Porto di Ancona detiene il record tra i porti italiani, per i transiti internazionali, con circa 1.500.000 di passeggeri.


Oltre che scalo merci, il Porto di Ancona è tra i maggiori porti turistici italiani.








Io sono di fronte a questa magnifica chiesa di S. Francesco alle Scale, Parrocchia di S. Pietro Apostolo, che conserva esternamente e internamente veri tesori di arte.



Chiesa di San Francesco alle Scale


A Giorgio da Sebenico si deve il portale della chiesa di San Francesco alle Scale, al cui interno si trova la Pala dell’Assunta (1550) di Lorenzo Lotto.



giovedì 24 luglio 2008

Finalmente le vacanze!

Come vi ho già detto, da lunedi scorso sono tornata in famiglia per le tanto sospirate vacanze. La Valle d'Aosta, dove attualmente vivo, è ormai molto lontana. Ma come intendere questo periodo di distensione?


Vi ho già allegato una riflessione sul riposo e cercherò di trovare altro materiale che aiuti a comprenderne il vero significato.


Vi propongo intanto questo bel pensiero sulla domenica, tratto da un discorso pronunciato da Papa Giovanni Paolo II  nel 1993.


VISITA ALLA PARROCCHIA DEI SANTI OTTAVIO

E COMPAGNI MARTIRI A CASAL DEL MARMO


DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II


Domenica, 24 ottobre 1993


 


Ai bambini 


Oggi è domenica. La domenica è il primo o il settimo giorno della settimana? E' il settimo giorno. Il Libro della Genesi infatti ci dice che il settimo giorno, dopo aver creato il mondo, Dio si riposò. Allora la domenica è il giorno del riposo e non si deve andare a scuola e neppure a lavorare. E' vero che nessuno lavora la domenica?”.  


I bambini in coro rispondono: “Sììì”. Il Papa allora prosegue.


Ma siete proprio sicuri? E le vostre mamme forse non devono lavorare in casa anche la domenica? Dunque vuol dire che non c’è giustizia. Ma perché noi dobbiamo celebrare la domenica?  


“Perché la domenica è il giorno del Signore, e il giorno della risurrezione di Gesù”.


Bravi, è proprio il giorno della risurrezione di Gesù. Il giorno in cui Gesù ha manifestato di essere Dio, mostrando di avere il dono della vita anche dopo la morte e dopo la sepoltura. Il Signore ha manifestato la sua signoria, la sua potenza, ma anche il suo amore. Ma celebriamo la domenica anche come primo giorno della settimana proprio perché è il giorno in cui il Signore si è manifestato nella risurrezione e dunque tutto ricomincia di nuovo, ricomincia tutta la storia dell’umanità, di tutta l’umanità, di tutti noi, ricomincia anche la storia della Chiesa. Ma c’è un altro motivo per celebrare la domenica, la festa della risurrezione. Cosa, infatti, è accaduto cinquanta giorni dopo la risurrezione?  


E i bambini: “La Pentecoste. E' disceso lo Spirito Santo sugli Apostoli”.


Sì ed hanno inaugurato il loro cammino apostolico, il cammino apostolico della Chiesa. E' così che la domenica si ricorda anche l’inizio del cammino della Chiesa, attraverso il cammino degli Apostoli, ai quali lo Spirito Santo ha infuso il coraggio della testimonianza. Allora la domenica è anche il giorno del coraggio. La domenica dobbiamo dunque attingere nuovo coraggio? E dove lo attingiamo questo coraggio? A scuola? No; in chiesa: sì, avete gridato in chiesa ed avete risposto bene. In chiesa partecipiamo all’Eucaristia e dall’Eucaristia ci viene la forza. Gesù nell’Eucaristia ci ha lasciato il suo corpo ed il suo sangue e da questi attingiamo la nostra forza. Così noi la domenica andiamo tutti in chiesa per partecipare all’Eucaristia e riprendere così le forze. Ci riposiamo in casa, per riprendere le forze del fisico ed anche psichiche con il riposo. In chiesa invece, accostandoci all’Eucaristia riprendiamo le forze dello spirito. Bene, alla fine devo dire che questo nostro incontro è stato un po’ un colloquio, ma anche un po’ un esame. Ma devo dire che se il colloquio è stato qualche volta un esame è andato molto bene. Dio benedica voi, le vostre famiglie e la vostra parrocchia.   


© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana


E voi come intendete il riposo e le vacanze?

Josemaria Escriva - Fondatore dell'Opus Dei. Il riposo













 








Il riposo












Ho sempre inteso il riposo come un distogliersi dagli impegni quotidiani, mai come giorno di ozio.

Riposo significa riprendersi: rigenerare le forze, gli ideali, i progetti... In poche parole: cambiare occupazione, per ritornare poi — con nuovo brio — al lavoro consueto.

Solco, 514



L’esempio di Gesù

Quando ci stanchiamo — nel lavoro, nello studio, nell'impegno apostolico —, quando ci si restringe l'orizzonte, volgiamo gli occhi a Cristo: al Gesù buono, al Gesù stanco, al Gesù che ha fame e sete. Come ti fai capire bene, Signore! Come ti fai amare! Ti presenti a noi come uno di noi, uguale in tutto, eccetto il peccato: per farci toccare con mano che assieme a te potremo vincere le nostre cattive inclinazioni, le nostre colpe. Perché né fatica, né fame, né sete, né lacrime contano più... Cristo fu stanco, provò la fame, ebbe sete, pianse. Quello che conta è la lotta — lotta amabile, poiché il Signore resta sempre con noi — per compiere la volontà del Padre che è nei cieli [Cfr Gv 4, 34].

Amici di Dio, 201



La gioia, l'ottimismo soprannaturale e umano, sono compatibili con la stanchezza fisica, col dolore, con le lacrime — perché abbiamo un cuore —, con le difficoltà nella vita interiore o nel lavoro apostolico.

Egli, perfectus Deus, perfectus Homo — perfetto Dio e perfetto Uomo —, che possedeva tutta la felicità del Cielo, volle provare la fatica e la stanchezza, il pianto e il dolore..., perché comprendessimo che essere soprannaturali implica essere molto umani.

Forgia, 290



Tornando al lavoro

Lottate contro l'eccessiva comprensione che ciascuno prova verso di sè: siate esigenti con voi stessi! Talvolta pensiamo troppo alla salute; al riposo, che peraltro non deve mancare, perché è necessario per ritornare al lavoro con rinnovate energie. Ma il riposo — come ho scritto tanto tempo fa — non consiste nel non far nulla: consiste nel distrarci con attività che richiedono meno sforzo.

Amici di Dio, 62



Cercare Dio nel riposo

Perché non provi a trasformare in servizio di Dio tutta la tua vita: il lavoro e il riposo, il pianto e il sorriso?

— Lo puoi..., e lo devi!

Forgia, 679



Sforzatevi di non perdere mai il punto di mira soprannaturale, neppure nei momenti di riposo e di distensione, necessari quanto il lavoro alla vita di ciascuno.

Amici di Dio, 10



Dare esempio

Ricorda costantemente che tu collabori alla formazione umana e spirituale di quanti ti circondano, e di tutte le anime — a tanto arriva la benedetta Comunione dei Santi —, in ogni momento: quando lavori e quando riposi; quando ti si vede allegro o preoccupato; quando nel tuo lavoro o in mezzo alla strada fai la tua orazione di figlio di Dio, e traspare all'esterno la pace della tua anima; quando si vede che hai sofferto — che hai pianto —, e sorridi.

Forgia, 846



Con l’aiuto della Vergine

Vi sono momenti in cui ti mancano le forze? Perché non lo dici a tua Madre: Consolatrix afflictorum, Auxilium christianorum..., Spes nostra, Regina apostolorum?”.

Cammino, 515


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